Michele Cipolli Studio

Engineering Management Consulting

L’anomalia italiana

Posted by Michele Cipolli su agosto 10, 2007


“La capacità di costruire una delle economie più sviluppate al mondo utilizzando una bassissima quota di forza lavoro in possesso di formazione e competenze scientifiche e d’ingegneria ha rappresentato per anni una “felice” anomalia del nostro paese.
Lo straordinario sviluppo economico dell’Italia nel secondo dopoguerra si è fondato, infatti, sulla capacità ed il coraggio di una generazione di imprenditori priva, nella stragrande maggioranza dei casi, di una formazione tecnico-scientifica di livello elevato che ha dato origine ad un tessuto di piccole e piccolissime imprese concentrate in settori produttivi a basso contenuto tecnologico, nei quali lo sviluppo e la competitività è stata sostenuta sostanzialmente attraverso gli sforzi per mantenere basso il costo del lavoro e, più recentemente, ricorrendo a consistenti delocalizzazioni in paesi stranieri. Tale generazione d’imprenditori si trova ora a rincorrere, con evidenti affanni, una economia che si fonda sempre di più sul ricorso l’utilizzo di elevate competenze tecniche e scientifiche”. Parole tratte da un rapporto del Centro Studi del CNI.

Ebbene, le università ed i centri di ricerca nazionali ed internazionali possono supportare il recupero, ma non possono sostituirsi totalmente a professionisti e manager che si confrontino giorno per giorno con i concorrenti stranieri, anche a livello di cultura superiore.

Preparazione sempre più necessaria ad affrontare a viso aperto le sfide del XXI secolo. Gli ingegneri rappresentano la prima linea tecnica e manageriale, che non può rimanere senza risorse economiche e motivazionali. Questo messaggio è rivolto a coloro che stupidamente pensano che le risorse intellettuali e le persone si possano comprare e vendere come le merci, sottoponendole ad un mercato del lavoro ormai delegittimato che sta distruggendo gli investimenti di persone e famiglie nell’istruzione superiore.

Quest’ottica distorta e cieca, questo ribaltamento di valori che continua a privilegiare il capitale accumulato rispetto al lavoro intellettuale ed alla crescita personale, il vecchio già conosciuto sul nuovo da sperimentare, non può che portare alla decrescita più dannosa, quella della società e dei valori nel loro complesso. Ad maiora.

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