Michele Cipolli Studio

Engineering Management Consulting

La disciplina del contratto d’opera

Posted by Michele Cipolli su luglio 24, 2006


Il contratto d’opera è lo strumento principale di disciplina del rapporto di lavoro autonomo riportato nel Codice Civile.

Con il contratto d’opera un soggetto si obbliga a compiere verso un corrispettivo, un’opera o un servizio, prevalentemente con il proprio lavoro, senza alcun tipo di organizzazione e senza vincoli di subordinazione, nei confronti di un soggetto committente.

Questa disposizione, contenuta nell’art. 2222 c.c., sottolinea, in primo luogo, la demarcazione del rapporto derivante dal contratto d’opera e il rapporto di lavoro subordinato: è, infatti, escluso il vincolo di subordinazione, presupposto del lavoro dipendente.

Il secondo elemento che emerge da questa norma, concerne le modalità di attuazione dell’attività lavorativa, la quale deve necessariamente consistere nell’attività propria di un soggetto.
Possiamo dedurre che il prestatore d’opera si distingua da un imprenditore, poiché generalmente, rappresentato da una persona giuridica che esercita la sua attività con una solida organizzazione.

Punti di contatto, possono essere, invece, ravvisati tra gli elementi caratterizzanti il prestatore d’opera e il piccolo imprenditore, poiché entrambi svolgono l’attività oggetto del contratto, con il lavoro proprio o della famiglia.

Il contratto d’opera è caratterizzato, inoltre, per l’assunzione del rischio dall’attività svolta, in capo al prestatore; ancora una volta ravvisiamo una netta differenza con la struttura del lavoro subordinato, parliamo infatti di lavoro autonomo.

In caso di difformità e vizi dell’opera prestata, il committente deve, a pena decadenza, denunciare tali fatti entro otto giorni dalla loro scoperta, mentre in caso di accettazione espressa o tacita dell’opera, il prestatore è libero dalla responsabilità per ogni eventuale non corrispondenza dell’opera con quanto commissionato.

La prestazione nel contratto d’opera si caratterizza, oltre che con lo svolgimento della stessa, anche per la necessità che l’opera o il servizio prestato, corrispondano con il risultato previsto dal committente. Per evitare che ciò non si realizzi, durante lo svolgimento dell’opera, è prevista la cosiddetta verifica in corso d’opera.

E’ interessante notare come l’elemento dell’assunzione del rischio, riconduca questa fattispecie contrattuale nell’ambito dell’attività d’impresa, anch’essa dotata di questa particolarità.
Le disposizioni degli artt. 2222 c.c. e ss., si applicano a tutti i rapporti di lavoro autonomo, tranne quelli che trovano una specifica disciplina nel libro IV del codice civile, artt. 1655 e ss.

Dalla lettera dell’art. 2225 c.c. relativo al corrispettivo nel contratto d’opera, si può dedurre che questo sia previsto, ma non necessario; è, infatti, possibile che la parti non lo prevedano e che la sua determinazione sia effettuata da un giudice sulla base dell’opera effettuata o sulla base di tariffe professionali ed usi.

E’ previsto che per la realizzazione dell’opera il committente disponga una serie di direttive, alle quali il prestatore deve attenersi, senza però che queste siano tali da inficiare l’autonomia del prestatore, nello svolgimento della sua attività.

Una volta realizzata l’opera o prestato il servizio, è previsto un collaudo da parte del committente al fine di verificare che l’attività svolta sia corrispondente a quanto pattuito; tale controllo è svolto da personale tecnico.

Il contratto d’opera si ritiene estinto, oltre che con l’adempimento delle reciproche obbligazioni, nel caso di recesso del committente o per impossibilità sopravvenuta di esecuzione dell’opera. In entrambi i casi, il prestatore ha diritto al compenso per il lavoro effettuato.

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